Dragonòt
2024-04-10 17:21:34 UTC
Non ho resistito e condivido questo commento scritto da Marco Tamburelli
(Bangor Univ., Galles) sul suo profilo Facebook. Il commento è relativo
a uno scritto di Federica Guerini, di cui qui sotto è riportato un estratto:
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I dialetti d'Italia non sono dunque varietà diatopiche di italiano,
bensì sistemi linguistici autonomi, sebbene a bassa distanza strutturale
dall'italiano stesso, che funge per essi da "lingua tetto", ovvero da
lingua standard ed elaborata di riferimento.
Alle varietà geografiche di italiano, veri e propri 𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒𝑐𝑡𝑠,
nell'accezione in cui tale termine è tradizionalmente utilizzato dalla
sociolinguistica anglosassone, è invece attribuito il nome di italiano
regionale. Come le numerose varietà diatopiche di inglese britannico o
americano, le varietà di italiano regionale si differenziano tra loro e
rispetto all'italiano standard in virtù di una serie di tratti che
abbracciano tutti i livelli di analisi linguistica, in primis tratti
prosodici e riguardanti il sistema fonetico e fonologico, ma anche il
livello lessicale e morfo-sintattìco.
Guerini, Federica ""Lingua" e "dialetto" nella sociolinguistica italiana
e nella sociolinguistica francese. Una nota terminologica." IL TRIDENTE
CAMPUS (2012): 309-331.
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La verità (che fatica molto a fare il giro del mondo): "I dialetti
d'Italia non sono dunque varietà diatopiche di italiano, bensì sistemi
autonomi"
Grazie. Sarebbe utile usare anche un termine che metta in luce questo
fatto, se ci fosse il termine, non so, tipo... non saprei, 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚?🤔
Ah, ma ecco che arrivano i trucchetti, così che non vi venga in mente
che quel "bensì sistemi autonomi" potrebbe significare che sono
"lingue", eh no, that's not allowed. Nope. Nein. não não.
E poi ci sono i trucchetti, ormai vecchi come il cucco, ma sempre
funzionanti.
Trucchetto 1: "sebbene a bassa distanza strutturale dall'italiano". Ma
"basso" in base a quale criterio. No perché la Rimini-La Spezia parla
piuttosto chiaro, almeno per alcuni di questi sistemi. E per gli altri,
chiederei: dove sono i numeri di questa fantomatica "bassa distanza
strutturale"? O ci si basa ancora sul "ci ho pensato e a me mi sembra
così?" Cioè, in giro per il mondo 'ste cose le misurano, e certe
affermazioni vengono testate empiricamente. Ma chissenefrega, meglio i
trucchi dai.
Trucchetto 2: l'italiano che "funge per essi da 'lingua tetto', ovvero
da lingua standard ed elaborata di riferimento."
A parte che "funge" mi è sempre stato antipatico, ma indipendentemente
da quello, allora c'aveva ragione Francisco Franco™ che il basco è un
dialetto dello spagnolo, perché non esisteva un basco standard, e
l'unica lingua "tetto" (ma poi tetto di chi? A difesa di chi? Che ti
protegge da cosa exactly?) era lo spagnolo. A be', siete in buona
compagnia. Bravi.
E dulcis in fundo: La tanta confusione. Su questo bisognerebbe scriverci
un libro (Emanuele Miola, quando? 😉 ) ma Guerini comincia ancora con
una verità (grazie. No, davvero, le verità sono sempre buona cosa, anche
in mezzo alle paludi di schifezza): "i veri e propri 𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒𝑐𝑡𝑠"
sono gli italiani regionali.
Bene. Vero. Ma sai poi cos'è successo? E' successo che filologi italiani
assieme ai loro amici miei hanno cominciato a tradurre "dialetto" con
"dialect", imbrattando così tutta la letteratura con questo falso amico
preso per buono, falso sia nel senso di falsi amici che di amici falsi.
E allora "Italian dialect" di qua e "Italian dialect" di là fino ad
arrivare a quella bella polisemia terminologica che annebbia tutto e
confonderebbe chiunque. Et voilà, le jeux sont fait.
(Bangor Univ., Galles) sul suo profilo Facebook. Il commento è relativo
a uno scritto di Federica Guerini, di cui qui sotto è riportato un estratto:
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I dialetti d'Italia non sono dunque varietà diatopiche di italiano,
bensì sistemi linguistici autonomi, sebbene a bassa distanza strutturale
dall'italiano stesso, che funge per essi da "lingua tetto", ovvero da
lingua standard ed elaborata di riferimento.
Alle varietà geografiche di italiano, veri e propri 𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒𝑐𝑡𝑠,
nell'accezione in cui tale termine è tradizionalmente utilizzato dalla
sociolinguistica anglosassone, è invece attribuito il nome di italiano
regionale. Come le numerose varietà diatopiche di inglese britannico o
americano, le varietà di italiano regionale si differenziano tra loro e
rispetto all'italiano standard in virtù di una serie di tratti che
abbracciano tutti i livelli di analisi linguistica, in primis tratti
prosodici e riguardanti il sistema fonetico e fonologico, ma anche il
livello lessicale e morfo-sintattìco.
Guerini, Federica ""Lingua" e "dialetto" nella sociolinguistica italiana
e nella sociolinguistica francese. Una nota terminologica." IL TRIDENTE
CAMPUS (2012): 309-331.
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La verità (che fatica molto a fare il giro del mondo): "I dialetti
d'Italia non sono dunque varietà diatopiche di italiano, bensì sistemi
autonomi"
Grazie. Sarebbe utile usare anche un termine che metta in luce questo
fatto, se ci fosse il termine, non so, tipo... non saprei, 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚?🤔
Ah, ma ecco che arrivano i trucchetti, così che non vi venga in mente
che quel "bensì sistemi autonomi" potrebbe significare che sono
"lingue", eh no, that's not allowed. Nope. Nein. não não.
E poi ci sono i trucchetti, ormai vecchi come il cucco, ma sempre
funzionanti.
Trucchetto 1: "sebbene a bassa distanza strutturale dall'italiano". Ma
"basso" in base a quale criterio. No perché la Rimini-La Spezia parla
piuttosto chiaro, almeno per alcuni di questi sistemi. E per gli altri,
chiederei: dove sono i numeri di questa fantomatica "bassa distanza
strutturale"? O ci si basa ancora sul "ci ho pensato e a me mi sembra
così?" Cioè, in giro per il mondo 'ste cose le misurano, e certe
affermazioni vengono testate empiricamente. Ma chissenefrega, meglio i
trucchi dai.
Trucchetto 2: l'italiano che "funge per essi da 'lingua tetto', ovvero
da lingua standard ed elaborata di riferimento."
A parte che "funge" mi è sempre stato antipatico, ma indipendentemente
da quello, allora c'aveva ragione Francisco Franco™ che il basco è un
dialetto dello spagnolo, perché non esisteva un basco standard, e
l'unica lingua "tetto" (ma poi tetto di chi? A difesa di chi? Che ti
protegge da cosa exactly?) era lo spagnolo. A be', siete in buona
compagnia. Bravi.
E dulcis in fundo: La tanta confusione. Su questo bisognerebbe scriverci
un libro (Emanuele Miola, quando? 😉 ) ma Guerini comincia ancora con
una verità (grazie. No, davvero, le verità sono sempre buona cosa, anche
in mezzo alle paludi di schifezza): "i veri e propri 𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒𝑐𝑡𝑠"
sono gli italiani regionali.
Bene. Vero. Ma sai poi cos'è successo? E' successo che filologi italiani
assieme ai loro amici miei hanno cominciato a tradurre "dialetto" con
"dialect", imbrattando così tutta la letteratura con questo falso amico
preso per buono, falso sia nel senso di falsi amici che di amici falsi.
E allora "Italian dialect" di qua e "Italian dialect" di là fino ad
arrivare a quella bella polisemia terminologica che annebbia tutto e
confonderebbe chiunque. Et voilà, le jeux sont fait.