Discussione:
chi ha deciso la ... nonsocomeosichiama delle lettere?
(troppo vecchio per rispondere)
Wolfgang
2018-05-31 11:40:48 UTC
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J e W sono invenzioni germaniche.
È invenzione germanica la sola W. La J risale invece, come anche
la V, all'umanista italiano Gian Giorgio Trìssino (1478-1550)
oppure, secondo alcuni, al filosofo francese Pietro Ramo (1515-1572).
Vorrai dire come anche la U.
No. Ho voluto dire che la sola W è invenzione germanica mentre sia
la J sia la V risalgono all'umanista italiano Gian Giorgio Trìssino
oppure al filosofo francese Pietro Ramo.
Prima era V,u poi sdoppiarono in V,v e U,u.
Sì, ma codesto sviluppo che precedeva la creazione della W non ha
nulla a che vedere con l'invenzione delle lettere J e V nel
Cinquecento, di cui sopra.
Comunque la J si è mantenuta in francese e nelle lingue germaniche,
mentre recentemente è scomparsa in italiano.
Ics sembra una metatesi di csi.
La X si chiamava inizialmente «ex». Ma dopo in antichità i suoni
di X e S erano più o meno confluiti, si rimediava alla confusione
con il nome della S, che era «es», ribattezzandola «ix».
Buono a sapersi. Noto che in inglese è nuovamente "ex", come vediamo
https://en.wikipedia.org/wiki/English_alphabet#Letters
Lì dànno anche l'evoluzione /ha:/ > /ˆ'aha/ > /'ˆak:a/
Secondo Traina (*) la H era un segno di aspirazione solo in
posizione iniziale di parola mentre in posizione intervocalica era
muta, cosicché «mihi» e «nihil» suonavano come «mi» e «nil». La
grafia e la relativa pronuncia «michi» e «nichil» (cfr. l'italiano
«annichilare») sarebbero invece tardo-antiche e medievali, nate da
un ipercorrettismo scolastico.

Ciò mi sembra affermare bene lo sviluppo del nome «acca» da te citato.

Ciao,
Wolfgang

__________________
(*) G. Traina e G.B. Perini: «Propedeutica al latino universitario»,
Bologna 1992, pp. 56,57
B.B.
2018-05-31 16:10:03 UTC
Permalink
Secondo Traina (*) la H era un segno di aspirazione solo in posizione
iniziale di parola mentre in posizione intervocalica era muta, cosicché
«mihi» e «nihil» suonavano come «mi» e «nil». La grafia e la relativa
pronuncia «michi» e «nichil» (cfr. l'italiano «annichilare») sarebbero
invece tardo-antiche e medievali, nate da un ipercorrettismo scolastico.
Mi sembra un'ipotesi ragionevole che l'acca intervocalica, in latino
classico, rappresentasse uno iato; però dato che l'acca intervocalica
compare in posizioni in cui ci si aspetterebbe un'aspirazione (e.g.
"veho"), e che il simbolo utilizzato è lo stesso dell'aspirazione,
l'ipotesi più semplice è che almeno in latino arcaico avesse sempre il
valore di /h/.

--bb
*GB*
2018-05-31 23:20:24 UTC
Permalink
È invenzione germanica la sola W. La J risale invece, come anche
la V, all'umanista italiano
Vorrai dire come anche la U.
No. Ho voluto dire che la sola W è invenzione germanica mentre sia la J
sia la V risalgono all'umanista italiano Gian Giorgio Trìssino oppure al
filosofo francese Pietro Ramo.
Prima era V,u poi sdoppiarono in V,v e U,u.
Sì, ma codesto sviluppo che precedeva la creazione della W non ha nulla
a che vedere con l'invenzione delle lettere J e V nel Cinquecento, di
cui sopra.
Ach, vor dem Humanismus existierte kein Großbuchstabe "U", aber der Ton
/u/ wurde durch die Schreibweise "V" ausgedrückt... sieh:

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Lì dànno anche l'evoluzione /ha:/ > /ˆ'aha/ > /'ˆak:a/
Secondo Traina (*) la H era un segno di aspirazione solo in posizione
iniziale di parola mentre in posizione intervocalica era muta, cosicché
«mihi» e «nihil» suonavano come «mi» e «nil». La grafia e la relativa
pronuncia «michi» e «nichil» (cfr. l'italiano «annichilare») sarebbero
invece tardo-antiche e medievali, nate da un ipercorrettismo scolastico.
Sia pure. Allo stesso modo "acca" sarebbe venuto da "aha".
Ciò mi sembra affermare bene lo sviluppo del nome «acca» da te citato.
Appunto.

Bye,

*GB*

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