Discussione:
Il dialetto non è una lingua, ma un "linguaggio familiare"
(troppo vecchio per rispondere)
Dragonòt
2010-04-25 14:52:09 UTC
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L'ultima definizione di dialetto/lingua viene da Elena Donazzan (PdL),
assessore all'istruzione della Regione Veneto:
<<Il dialetto non è una lingua, ma un "linguaggio familiare">>.
(http://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/politica/2010/22-aprile-2010/subito-graduatorie-regionali-ma-sogno-scegliere-docenti-1602883100034.shtml)

Un'altra che ha capito tutto di linguistica.

Goldoni non sapeva che scriveva le sue commedie in un "linguaggio
familiare".
Ancor di più, il Sultano di Costantinopoli, nel 1489, non sapeva di scrivere
in un "linguaggio familiare", quando aveva scrivtto al re di Polonia un
salvacondotto in veneto, pubblicato dal Tagliavini nel §87 di "Le origini
delle lingue neolatine".

Bepe
Klaram
2010-04-26 13:06:23 UTC
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Post by Dragonòt
L'ultima definizione di dialetto/lingua viene da Elena Donazzan (PdL),
<<Il dialetto non è una lingua, ma un "linguaggio familiare">>.
(http://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/politica/2010/22-aprile-2010/subito-graduatorie-regionali-ma-sogno-scegliere-docenti-1602883100034.shtml)
Un'altra che ha capito tutto di linguistica.
Goldoni non sapeva che scriveva le sue commedie in un "linguaggio
familiare".
Ancor di più, il Sultano di Costantinopoli, nel 1489, non sapeva di scrivere
in un "linguaggio familiare", quando aveva scrivtto al re di Polonia un
salvacondotto in veneto, pubblicato dal Tagliavini nel §87 di "Le origini
delle lingue neolatine".
Purtroppo, oltre all'ignoranza, su questi temi c'è ancora molto
pregiudizio. Portiamo ancora le conseguenze della violenta, sconsiderata
e deleteria campagna antidialettale del secolo scorso.

Ho appena letto di Fabio Foresti "Profilo linguistico dell'Emilia
Romagna" Laterza 2010, e in proposito dice:

<< Pesano, come sappiamo, la costante politica antidialettale della
scuola, il ruolo dei mezzi di comunicazione, che ne restituiscono in
prevalenza un'immagine deformata e buffonesca, ma sono altrettanto
influenti i giudizi che di volta in volta ne hanno dato veri e propri
numi tutelari della nostra intellettualità.
Per fare pochi ma istruttivi esempi, Goffredo Parise lo giudicò in un
articolo sul Corriere della Sera (24/10/1985) un "borborigmo
incomprensibile, più vicino al latrati dei cani e ai versi degli animali
che all'espressione umana"; per Moravia sull'Espresso, e in più sedi, il
dialetto è "lingua di necessità e non della cultura, legato a cose di
cui si può soltanto chiaccherare", " è molto difficile, se non
impossibile, esprimere in dialetto le idee... le realtà morali".

Ma il peggio (del peggio)... è stato considerarlo, oltre che brutto e
inferiore anche "cattivo", affermando (Rita Cirio, Espresso 9/7/89) che
esso è connaturato ai comportamenti criminali dei mafiosi "certe cose
forse si possono fare soltanto parlando in dialetto".
Vengono in mente le accuse rivolte nel 1846 al gallese dai commissari di
Sua Maestà Britannica, che lo consideravano "un ostacolo disastroso a
ogni miglioramento morale" in quanto "distorce la verità, favorisce la
frode e incoraggia lo spergiuro". >>

k
Giovanni Drogo
2010-04-26 13:12:20 UTC
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Portiamo ancora le conseguenze della violenta, sconsiderata e
deleteria campagna antidialettale del secolo scorso.
O anche precedente. Leggevo recentemente "Il metro del mondo" (un
volumetto della Biblioteca di Le Scienze che fa la storia della misura
del meridiano terrestre ai tempi della istituzione del sistema metrico
decimale durante la Rivoluzione Francese), e pare che almeno taluni
rivoluzionari avessero una posizione anti-dialettale (in Francia).
--
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ADPUF
2010-04-26 22:41:18 UTC
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Post by Giovanni Drogo
Portiamo ancora le conseguenze della violenta, sconsiderata e
deleteria campagna antidialettale del secolo scorso.
O anche precedente. Leggevo recentemente "Il metro del mondo"
(un volumetto della Biblioteca di Le Scienze che fa la storia
della misura del meridiano terrestre ai tempi della
istituzione del sistema metrico decimale durante la
Rivoluzione Francese), e pare che almeno taluni rivoluzionari
avessero una posizione anti-dialettale (in Francia).
È cosa risaputa che i rivoluzionarj francesi erano contrarj a
molti aspetti della tradizione. Basti pensare che hanno
istituito i dipartimenti uniformi al posto delle vecchie
ripartizioni territoriali.

Le parlate locali erano viste come un fattore di arretratezza e
di ostacolo allo sviluppo, tal quale i varj sistemi di unità di
misura allora in uso.
--
+¿+
----
Maurizio Pistone
2010-04-27 08:21:01 UTC
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Post by Giovanni Drogo
pare che almeno taluni
rivoluzionari avessero una posizione anti-dialettale (in Francia)
in questo non facevao altro che proseguire l'antica tradizione dello
stato centralizzato francese.
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
Giovanni Drogo
2010-04-27 09:17:14 UTC
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Post by Maurizio Pistone
pare che almeno taluni rivoluzionari avessero una posizione
anti-dialettale (in Francia)
in questo non facevao altro che proseguire l'antica tradizione dello
stato centralizzato francese.
Non pare tuttavia che tale centralizzazione nell'ancien regime avesse
impatti su materie come : l'uniformazione di pesi e misure (l'oggetto
principale del libro di Guedj che citavo), l'uniformazione delle
divisioni amministrative e giudiziarie di tipo "feudale" e neppure
l'uniformazione linguistica.
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Maurizio Pistone
2010-04-27 12:10:20 UTC
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Post by Giovanni Drogo
Non pare tuttavia che tale centralizzazione nell'ancien regime avesse
impatti su materie come : l'uniformazione di pesi e misure (l'oggetto
principale del libro di Guedj che citavo), l'uniformazione delle
divisioni amministrative e giudiziarie di tipo "feudale" e neppure
l'uniformazione linguistica.
non si può fare tutto in una volta
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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Giovanni Drogo
2010-04-27 16:25:22 UTC
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Post by Maurizio Pistone
Post by Giovanni Drogo
Non pare tuttavia che tale centralizzazione nell'ancien regime avesse
impatti su materie come : l'uniformazione di pesi e misure (l'oggetto
principale del libro di Guedj che citavo), l'uniformazione delle
divisioni amministrative e giudiziarie di tipo "feudale" e neppure
l'uniformazione linguistica.
non si può fare tutto in una volta
Si' ma ... che cosa e' lo "stato centralizzato francese"
pre-rivoluzionario che veniva citato ? Dove si risale ? a Francesco I ?
o al Re Sole ?

Non sono un esperto di storia francese, ma almeno dal testo citato pare
che l'esigenza di uniformazione delle misure fosse presente un 100-150
anni prima della rivoluzione, e i re non erano riusciti a farne nulla.

Non mi e' affatto chiaro che invece fosse stata prospettata una esigenza
di uniformazione linguistica ne' in Francia ne' in altri paesi europei.
Il concetto di "una nazione una lingua" mi sembra piu' ottocentesco.
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Maurizio Pistone
2010-04-27 17:03:47 UTC
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Post by Giovanni Drogo
Non mi e' affatto chiaro che invece fosse stata prospettata una esigenza
di uniformazione linguistica ne' in Francia ne' in altri paesi europei.
http://it.wikipedia.org/wiki/Ordinanza_di_Villers-Cotterêts
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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Giovanni Drogo
2010-04-28 08:16:37 UTC
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Post by Maurizio Pistone
http://it.wikipedia.org/wiki/Ordinanza_di_Villers-Cotterêts
Interessante ... gia' Francesco I ...

Essendo io sostanzialmente digiuno della distribuzione dei vari
"dialetti" francesi (come aree, numero di parlanti e nelle varie epoche)
mi domando se per "francese" si intendesse qui:

- genericamente il "volgare" contrapposto al latino
- genericamente la lingua d'oil contrapposta alla lingua d'oc
(di entrambe ignoro quante varianti vi fossero, e quanti altri idiomi
concorrenti)
- uno specifico "dialetto" d'oil (come il "toscano" per l'Italia)
--
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Maurizio Pistone
2010-04-28 08:45:20 UTC
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Post by Giovanni Drogo
Essendo io sostanzialmente digiuno della distribuzione dei vari
"dialetti" francesi (come aree, numero di parlanti e nelle varie epoche)
- genericamente il "volgare" contrapposto al latino
- genericamente la lingua d'oil contrapposta alla lingua d'oc
(di entrambe ignoro quante varianti vi fossero, e quanti altri idiomi
concorrenti)
- uno specifico "dialetto" d'oil (come il "toscano" per l'Italia)
con Francesco I penso che ormai si possa parlare di una lingua "di
stato", modellata sul dialetto parigino
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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http://www.lacabalesta.it
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Klaram
2010-04-28 11:40:00 UTC
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Post by Giovanni Drogo
Post by Maurizio Pistone
http://it.wikipedia.org/wiki/Ordinanza_di_Villers-Cotterêts
Interessante ... gia' Francesco I ...
Essendo io sostanzialmente digiuno della distribuzione dei vari
"dialetti" francesi (come aree, numero di parlanti e nelle varie epoche)
- genericamente il "volgare" contrapposto al latino
- genericamente la lingua d'oil contrapposta alla lingua d'oc
(di entrambe ignoro quante varianti vi fossero, e quanti altri idiomi
concorrenti)
- uno specifico "dialetto" d'oil (come il "toscano" per l'Italia)
Si intendeva un "dialetto" d'oil, più precisamente quello parlato
nell'Ile de France.

Ma la storia del francese è più complicata. La storica della lingua H.
Walter distingue i seguenti periodi (riassumendo all'osso):

1) avant les indouropéen: prima del 800 a.C. lingue mediterranee
diverse, fino all'arrivo dei Galli;

2) les temps des Galois: arrivo con i Galli delle lingue indoeuropee;
dopo la conquista di Cesare, si diffonde il latino;

3) le temps des barbares: II-VI sec. d.C., il latino è influenzato dalle
lingue degli invasori germanici, in particolare dei Franchi;

4) le temps des Chretiéns: II-IX sec., diffusione del cristianesimo e
nascita dell'antico francese; Carlo Magno introduce l'insegnamento del
latino;

5) l'intermède des Vikings: IX-X sec., influenze normanne sulla lingua;

6) le temps des dialect: V-XII sec., la vita feudale favorisce la
frammentazione dei dialetti.

7) l'affermation du francais: XII-XVI sec., si afferma il francese di
cui dicevo prima e Francesco I lo rende ufficiale.

8) les temps du bon usage: XVII-XVIII: si scrivono i primi dizionari e
grammatiche e aumenta il prestigio del francese all'estero;

9) les temps de l'école: XIX-XX sec., capita quello che è capitato in
Italia, contemporaneamente alla scolarizzazione si fa una guerra
spietata ai "dialetti" che declinano;

10) les temps des médias, azione uniformatrice dei media, come da noi.

Qui c'è una cartina dei dialetti parlati oggi in Francia:

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k
Maurizio Pistone
2010-04-28 12:00:17 UTC
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Post by Klaram
http://medialzas.files.wordpress.com/2008/05/france-langues.gif
mi sembra una cartina un pochino virtuale.

L'occitano credo che sia ormai una sopravvivenza museale; già una
trentina di anni fa, quando mi interessavo di lingue minoritarie, in
Francia mi dicevano che sicuramente l'occitano lo capivano meglio gli
italiani dei francesi.

L'eradicamento delle lingue locali è stata una battaglia secolare; ma
nella seconda metà del '900 è stata vinta - o perduta, a seconda dei
punti di vista.

Mi dissero, (1984) due anziani auvergnats, che quando loro andavano alla
scuola elementare tutti i bambini del loro paesino parlavano solo
auvernhat, e non capivano il francese; tranne i figli del maestro, che
parlavano solo francese, e non capivano l'auvernhat.

Ma aggiungevano che ormai le cose erano completamente cambiate, e solo
le persone molto anziane, e non tutte, si esprimevano in lingua locale.
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
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Klaram
2010-04-28 15:56:46 UTC
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Post by Maurizio Pistone
Post by Klaram
http://medialzas.files.wordpress.com/2008/05/france-langues.gif
mi sembra una cartina un pochino virtuale.
L'occitano credo che sia ormai una sopravvivenza museale; già una
trentina di anni fa, quando mi interessavo di lingue minoritarie, in
Francia mi dicevano che sicuramente l'occitano lo capivano meglio gli
italiani dei francesi.
Trent'anni fa molti che parlavano uno dei dialetti occitani non
sapevano che fosse occitano. Anche nelle valli piemontesi non erano
consapevoli di parlare il provenzale alpino o il franco provenzale, lo
chiamavano "patois" oppure "parlé a nostra manera", e qualche vecchietto
dice così ancora oggi.

Quanti siano i parlanti effettivi non saprei, però le zone dove si
parlano (o si parlavano) i vari "dialetti" sono quelle della cartina.

La variante occitana della Val D'Aran (Catalogna) è "lingua ufficiale"
dal 1990.
Post by Maurizio Pistone
Mi dissero, (1984) due anziani auvergnats, che quando loro andavano alla
scuola elementare tutti i bambini del loro paesino parlavano solo
auvernhat, e non capivano il francese; tranne i figli del maestro, che
parlavano solo francese, e non capivano l'auvernhat.
Ma aggiungevano che ormai le cose erano completamente cambiate, e solo
le persone molto anziane, e non tutte, si esprimevano in lingua locale.
Purtroppo è quello che è capitato anche da noi, e dico purtroppo perché
si sarebbe potuto benissimo insegnare a tutti il francese o l'italiano
senza cancellare i "dialetti".

k
Righel
2010-04-28 21:29:51 UTC
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Post by Maurizio Pistone
L'occitano credo che sia ormai una sopravvivenza museale;
Non ne sarei così sicuro.
Ho trascorso alcune settimane a Tolosa, all'inizio di quest'anno, e ti posso
confermare che l'occitano è ancora una lingua viva e parlata correntemente
da molte persone.
Anche molte insegne di negozi, scritte sui mezzi pubblici e fermate della
metropolitana sono in occitano o almeno in doppia lingua.
La stessa cosa a Carcassonne.
In luglio tornerò sul posto e, se ci saranno stat variazioni, te lo
comunicherò :-)

Ciao,
--
Righel
________________________________
http://digilander.libero.it/FRRU/Ind0.htm
ADPUF
2010-04-29 21:28:37 UTC
Permalink
Post by Righel
Post by Maurizio Pistone
L'occitano credo che sia ormai una sopravvivenza museale;
Non ne sarei così sicuro.
Ho trascorso alcune settimane a Tolosa, all'inizio di
quest'anno, e ti posso confermare che l'occitano è ancora una
lingua viva e parlata correntemente da molte persone.
Anche molte insegne di negozi, scritte sui mezzi pubblici e
fermate della metropolitana sono in occitano o almeno in
doppia lingua. La stessa cosa a Carcassonne.
In luglio tornerò sul posto e, se ci saranno stat variazioni,
te lo comunicherò :-)
Ho visto un film sull'Occitania, un documentario proprio sulla
lingua e sulla cultura:
<http://occitania.forumactif.com/cinema-f41/transoccitan-filme-documentari-t648.htm>
http://ieo06.free.fr/spip.php?article1168


Entre lo Montjòia e lo clapàs,
entre lo topin e sei cent cubercèus,
entre lo voler dau beure
e leis esposcadas de l'aiga
entre lei cinc cotèus coma una man
e la guerra que rosega lo veire
entre leis oras desparieras dei mòstras,
l'ombrina.

Entre lei pèus entre lei linhas
dins lei gravàs dei ciutats
enermassidas, dins lei torres
e dins lei barcarès que çaganheran,
dins lei valats cavats cara au Destruci,
lei valats semenats
d'òs e de lutz,
l'ombrina.

... l'esperme ros de l'estiu
lo carburant comborit ai maquinas
lo bruch negre dei buòus
lo còr e mai lo pebron que vairan

lei rets negats dins la mar,
la susor sus la cara,
lei 77 auras, l'espantament,
e batre tambor
sus la pèu de la Rason.

Lo mèu deis aubres de resina
pren son bolh
dins lei bruscs dau còs e de la testa
degota sus ta pèu - lo cèu d'esmaut
es tombat en tròç - Teulissa, sensa.
Ton alenada es lo ritme,
lo sol ritme.

Roland Pécout, extrait de Mastrabelè, disponible aux éditions
Jorn
http://www.cardabelle.fr/occitan-poemes-09-pecout.htm


=========================================
Mercoledì 25 novembre si apre la nuova edizione della MOSTRE DAL
CINE ? Festival dal Cine European Tes Lenghis Mancul Pandudis
(Udine, 25 ? 28 novembre 2009) organizzata dal C.E.C. in
collaborazione con ARLef, la Provincia e il Comune di Udine.

In occasione della Mostre dal Cine verrà pubblicato un catalogo
trilingue (friulano, italiano, inglese) e il numero 8 della
rivista di cinema Segnâi di lûs con articoli e interviste
relative a questa edizione della Mostre dal Cine.

Sono in programma numerosi incontri con i protagonisti delle
cinematografie omaggiate: Ignacio Vilar, regista del film
galiziano Pradolongo e Marina Fariñas, produttrice dello stesso
film; Carla Subirana, regista catalana autrice del documentario
Nedar; Telmo Esnal, regista basco co-autore della commedia Aupa
Etxebeste!; Alberto Gorritiberea, regista basco autore di
Eutsi!, Alfonso Camarero, regista galiziano autore del
cortometraggio A Xinecóloga; Roland Pécout, scrittore occitano
sceneggiatore e protagonista del documentario TransOccitan di
Eric Eratostène; Fredo Valla, regista occitano, che abbiamo
ospitato in varie occasioni alla Mostre dal Cine Furlan e che è
uno dei protagonisti del documentario TransOccitan; Soazig
Daniellou, regista bretone, autrice di O seizh posupl e del
corto Anicet Furic e infine, Rhys Powys, regista gallese autore
del film Ryan e Ronnie.

La Mostre dal Cine prenderà il via il 25 novembre alle ore 20.00
con la proiezione del film galiziano Pradolongo di Ignacio
Vilar. Nella stessa serata verranno proiettati due
cortometraggi: il basco Amuak di Koldo Almandoz e A Xinecóloga
del galiziano Alfonso Camarero (ospite del festival). La prima
serata si concluderà con Aupa Etxebeste! una divertentissima
commedia basca della coppia Asier Altuna e Telmo Esnal.

Giovedì 26 novembre alle 17.30 in programma l?incontro al Caffè
del Visionario con protagonisti Ignacio Vilar, Marina Fariñas,
Telmo Esnal e Alfonso Camarero.
Dalle ore 20.00 verranno proiettati Eutsi!, una commedia di
carattere sociale diretta dal basco Alberto Gorritiberea, a cui
seguiranno un cortometraggio della regista basca Maru Solores
intitolata Dortoka uhartea e due film friulani: La puarte
sierade del gruppo Buteghes Viertes, un cortometraggio
realizzato sullo stile del cinema muto, e un episodio della
serie Il Balon tal cjâf di Dorino Minigutti, dedicato al
calciatore Ido Sgrazzutti. Questa seconda giornata della Mostre
si chiuderà col documentario TransOccitan di Eric Eratostène.

Venerdì 27 novembre alle ore 16.00 la giornata di proiezioni
comincerà con tre film di animazione: Gelert e Map yr
Underground del gallese Hywel Griffith e il friulano O ai voie
di jessi un vuerîr realizzato da Luca Peresson e Marco Amato
assieme ai bambini di une scuola primaria. Anicet Furic un
cortometraggio di Soazig Daniellou (Bretagna) chiuderà questa
prima parte della giornata. Gli incontri delle 17.30 vedranno
protagonisti Alberto Gorriteberea, lo scrittore occitano Roland
Pécout e Fredo Valla. Alle 20.00 verrà presentato il film
catalano Nedar della regista Carla Subirana: un?opera prima
personale che documenta la ricerca del proprio nonno da parte
dell?autrice. Seguiranno Rosa dos ventos e Cores due corti del
galiziano Jairo Iglesias. Cymru Fach, una commedia nera del
gallese Gruffydd Davies, chiuderà questa penultima giornata.

Sabato 28 novembre alle ore 16.00 sarà la volta del biopic
gallese di Rhys Powys che racconta il ?dietro le quinte? della
vita di due cabarettisti molto famosi negli anni ?70. Seguirà
il cortometraggio basco Midori di Koldo Almandoz. Alle ore
17.30 presso il Caffè del Visionario all?incontro con il
pubblico saranno presenti Soazig Daniellou, Carla Subirana e
Rhys Powys.
Alle ore 20.00 verranno proiettati il catalano Pas a nivell di
Pere Vilà i Barceló, un?opera prima in cui il protagonista, un
giovane in crisi esistenziale, non riesce a dare una direzione
alla sua vita e ad immaginarsi un futuro. Seguirà il corto
basco Lepokoa di Safy Nebbou e un secondo episodio della serie
Il balon tal cjâf di Dorino Minigutti (quello dedicato alla
calciatrice Elena Schiavo). Per finire, Rumore bianco di
Alberto Fasulo, prodotto dalla Faber Film e distribuito dalla
Tucker Film (società distributiva che fa capo a C.E.C. e a
Cinemazero) chiuderà la manifestazione.

Tutti i film, proiettati in versione originale, oltre ai
sottotitoli in inglese, presenteranno sottotitoli in friulano.

In occasione della Mostre dal Cine verrà pubblicato un catalogo
trilingue (friulano, italiano, inglese) e il numero 8 della
rivista di cinema Segnâi di lûs che riporta una serie di
articoli e di interviste relative a questa edizione della
Mostre dal Cine.

Il programma dettagliato della Mostre dal Cine è disponibile sul
sito www.cecudine.org e sui pieghevoli distribuiti nelle sale
del C.E.C. e in città.

MOSTRE DAL CINE ? Festival dal Cine European Tes Lenghis Mancul
Pandudis
VISIONARIO
dal 25 al 28 novembre, ingresso libero
--
+¿+
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Klaram
2010-05-01 18:43:16 UTC
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Post by ADPUF
Post by Righel
Post by Maurizio Pistone
L'occitano credo che sia ormai una sopravvivenza museale;
Non ne sarei così sicuro.
Ho trascorso alcune settimane a Tolosa, all'inizio di
quest'anno, e ti posso confermare che l'occitano è ancora una
lingua viva e parlata correntemente da molte persone.
Anche molte insegne di negozi, scritte sui mezzi pubblici e
fermate della metropolitana sono in occitano o almeno in
doppia lingua. La stessa cosa a Carcassonne.
In luglio tornerò sul posto e, se ci saranno stat variazioni,
te lo comunicherò :-)
Ho visto un film sull'Occitania, un documentario proprio sulla
<http://occitania.forumactif.com/cinema-f41/transoccitan-filme-documentari-t648.htm>
http://ieo06.free.fr/spip.php?article1168
Negli ultimi due decenni c'e stato un grande revival dell'occitano, ci
sono state e ci sono tuttora moltissime iniziative anche qui nelle
nostre valli.
Pochi giorni fa è stato presentato questo film:

<< L'Occitània a pé, Film documentario di Elisa Nicoli (dur. 75', prod.
Chambra d'òc): il racconto del cammino da Vinadio a Vielha, 1350 km di
percorso e 70 giorni in viaggio, compiuto da 7 camminatori a sostegno
dell'appello "Lenga d'òc Patrimòni Monadial de l'Umanitat". >>

Inoltre, a Coumoscuro sta procedendo la compilazione del grande
dizionario di provenzale alpino (sei o sette volumi). Il professor
Gilardino ha finalmente ottenuto la collaborazione, oltre che dei
volontari, anche di otto studenti universitari, e si sta costruendo un
piccolo edificio per avere una biblioteca e riunire gli oltre
venticinquemila volumi a diposizione.
Si farà anche un dizionario storico del piemontese.

Coumboscuro è un piccolissimo villaggio di una valletta laterale della
valle Grana, ma la lingua che si parla qui è praticamente quella dei
trovatori, perché essendo valli molto isolate è cambiata pochissimo nel
tempo, molto meno del provenzale vero e proprio che è stato esposto
all'influenza del francese.

k
ADPUF
2010-04-27 23:09:03 UTC
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Post by Giovanni Drogo
Post by Maurizio Pistone
pare che almeno taluni rivoluzionari avessero una posizione
anti-dialettale (in Francia)
in questo non facevao altro che proseguire l'antica
tradizione dello stato centralizzato francese.
Non pare tuttavia che tale centralizzazione nell'ancien regime
avesse impatti su materie come : l'uniformazione di pesi e
misure (l'oggetto principale del libro di Guedj che citavo),
l'uniformazione delle divisioni amministrative e giudiziarie
di tipo "feudale" e neppure l'uniformazione linguistica.
Ci sarebbero arrivati comunque.
Tant'è vero che molte riforme sono state accettate e sono
rimaste anche dopo il 1815.
Vedasi riforme giuseppine in Austria, ecc.
La Rivoluzione ha accelerato le cose.
--
+¿+
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silvia verdi
2010-05-05 15:03:17 UTC
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Post by Dragonòt
L'ultima definizione di dialetto/lingua viene da Elena Donazzan (PdL),
<<Il dialetto non è una lingua, ma un "linguaggio familiare">>.
(http://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/politica/2010/22-aprile-2010/subito-graduatorie-regionali-ma-sogno-scegliere-docenti-1602883100034.shtml)
Un'altra che ha capito tutto di linguistica.
Un'altro che ha capito tutto di cio' che legge.
Alba Dinamica
2010-05-06 15:48:25 UTC
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Post by silvia verdi
Post by Dragonòt
L'ultima definizione di dialetto/lingua viene da Elena Donazzan (PdL),
<<Il dialetto non è una lingua, ma un "linguaggio familiare">>.
(http://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/politica/2010/22-aprile-2010/subito-graduatorie-regionali-ma-sogno-scegliere-docenti-1602883100034.shtml)
Un'altra che ha capito tutto di linguistica.
Un'altro che ha capito tutto di cio' che legge.
---- Un'altra che ha capito tutto sull'uso dell'apostrofo...
Saluti - e m

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Risultati di ricerca per 'Il dialetto non è una lingua, ma un "linguaggio familiare"' (newsgroup and mailinglist)
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